È finita, con misterioso largo anticipo rispetto ...
al programma, la visita di stato più inutile, infruttuosa e fallimentare nella storia americana con la beffa che Putin ha subito annunciato che fra 5 giorni sarà in Cina. Il risveglio dei mercati globali questa mattina ha il sapore amaro della disfatta. Il summit in Cina, che nelle promesse della Casa Bianca doveva sancire il "ritorno della diplomazia del fare", si è rivelato un flop di proporzioni storiche. La reazione degli investitori è unanime e violenta: il pessimismo sta colpendo ogni asset class.
1. Shock Energetico e Valutario
Il dato più allarmante arriva dalle materie prime. In Europa e Asia il petrolio ha sfondato quota 110 dollari al barile. L'instabilità è alimentata dal fallimento dei negoziati sull'asse Washington-Pechino riguardo alla questione iraniana: Teheran ha già respinto con sdegno le ultime proposte americane, sentendosi forte dell'appoggio (nemmeno troppo velato) del Dragone.
Non va meglio sul fronte valutario e dei titoli di stato:
- Euro e Sterlina sono sotto pressione contro un dollaro che, paradossalmente, si rafforza solo per paura.
- I titoli di stato, dai Treasury ai nostri BTP, registrano vendite nervose, segnalando una fuga dal rischio che non risparmia nessuno.
2. Cronaca di una sottomissione: Il "Vino di Xi"
I dettagli che emergono dal viaggio di Trump descrivono un leader in cerca di ossigeno politico, disposto a tutto pur di non tornare a mani vuote. Dopo il primo tentativo fallito al confine coreano, Trump è dovuto tornare in Cina per la seconda volta in pochi giorni pur di essere ricevuto da Xi Jinping.
L'immagine del Presidente americano che si lancia in lodi sperticate verso Xi fin dal primo minuto è il simbolo di una debolezza evidente. Un dettaglio su tutti ha colpito gli osservatori: Trump ha bevuto vino. Lui, che da cinquant'anni si vanta in America di essere totalmente astemio, ha ceduto al protocollo cinese pur di compiacere l'ospite. Un gesto di cortesia per alcuni, un segnale di sottomissione psicologica per i mercati.
3. Il Nulla di Fatto: Pechino non concede sconti
Nonostante il "sacrificio" dell'astinenza, il bottino americano è misero. I cinesi non hanno concesso nulla:
- Geopolitica: Nessun passo avanti sull'Iran. Al contrario, Pechino ha alzato la voce su Taiwan, riaffermando la propria linea dura.
- Commercio: Dazi e acquisti bilaterali non sono stati nemmeno sfiorati. Quegli "affari incredibili" promessi da Trump sono rimasti chiusi nei cassetti di Pechino.
4. Il flop tecnologico: Lo schiaffo su Nvidia
Il punto più basso della missione è stato toccato sul fronte tecnologico. Gli Stati Uniti hanno tentato una timida apertura annunciando che Nvidia potrà tornare a vendere GPU di vecchia generazione in Cina. La risposta di Pechino? Il silenzio totale.
Il messaggio è chiaro: la Cina non ha più bisogno degli avanzi tecnologici americani. Anzi, il governo cinese sta ora attivamente scoraggiando le proprie aziende dall'utilizzare chip "Made in USA", accelerando l'autonomia interna e rendendo le concessioni di Trump non solo inutili, ma quasi ridicole.
Conclusione: Ogni giorno che passa, la dimensione dell'umiliazione diplomatica di Trump si fa più chiara. Con un Iran ringalluzzito e una Cina che non riconosce più agli USA il ruolo di mediatore globale, ci prepariamo a una stagione di instabilità profonda. I mercati lo hanno già capito. E voi?
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Qui si vede il breakout rialzista dei rendimenti a 10 anni U.S.A.
Il mondo lo sta vedendo e si sta spaventando soprattutto dopo i dati CPI + PPI di questa settimana: come progettersi? cosa fare ORA?
